App di dating: trappole nascoste e consigli per l’uso

Tra i servizi che più hanno beneficiato dell’isolamento conseguente alla pandemia, è impossibile non citare le app di dating. L’uso di app come Tinder, Badoo, Bumble è in costante aumento in ogni parte del mondo, con un totale di utenti attorno ai 300 milioni.

Il principio dietro alle app di dating è estremamente basilare: mettere in contatto tra loro persone interessate a una relazione romantica in modo semplice e veloce. Esistono piattaforme più focalizzate sugli incontri occasionali (Tinder, Badoo), altre incentrate sulle relazioni a lungo termine (Hinge, Match.com), altre ancora dedicate al mondo LGBTQ+ (Grindr) o a specifici segmenti demografici (Chispa, BLK).

Ragazzo e ragazza seduti su panchina con smartphone

Il mercato dell’online dating ammonta a circa 6 miliardi di dollari ed è in costante crescita. Ma cosa rende le app per appuntamenti così profittevoli e allo stesso tempo di così grande appeal per gli utenti? Per scoprirlo, dobbiamo innanzitutto indagare il loro funzionamento.

App di dating: come funzionano


Quando ci iscriviamo a una piattaforma di dating, per prima cosa ci viene chiesto di inserire i dati di base: nome, età, luogo di residenza e una foto. Dopodiché dobbiamo indicare il nostro genere, il genere dei partner che vorremmo incontrare, la distanza entro la quale vorremmo incontrarli ed eventuali altre preferenze (livello di istruzione, fumatori/non fumatori e così via). Abbiamo infine la possibilità di completare il nostro profilo con altre foto, una descrizione ed eventuali informazioni aggiuntive come hobby, passioni, interessi.

Dopo aver completato il nostro profilo la piattaforma inizia subito a mostrarci potenziali partner nelle vicinanze. Nella maggior parte di queste app l’interfaccia utente è quella resa famosa da Tinder e basata sugli swipe. Funziona così: appena avviata l’app compare sul nostro schermo la foto di un potenziale partner, corredata da nome, età e descrizione. Con un tap sulla foto possiamo vedere un mini-profilo della persona e consultare le sue altre immagini. Una volta presa la nostra decisione, possiamo scorrere l’indice verso destra (swipe right) se la persona ci piace, verso sinistra (swipe left) se non ci piace.

Se due persone fanno swipe a destra sui rispettivi profili, scatta il match: i due potenziali partner vengono notificati e possono iniziare a chattare sull’app. Nel frattempo il “gioco” continua, con migliaia di altri profili da consultare, approvare o rifiutare.

Semplice, no?

Non proprio.

Diversi utenti descrivono l’esperienza di online dating come frustrante e negativa, e alcuni studi collegano l’uso di queste app a un aumento di stress, ansia e depressione. Vediamo insieme alcune possibili motivazioni.

Un’economia della solitudine?

Per comprendere i lati negativi di queste app, dobbiamo addentrarci un po’ più a fondo nel loro funzionamento “dietro le quinte”.

Le app di dating sono basate su complessi algoritmi che fanno variare le possibilità di successo dell’utente in base a un complesso intreccio di fattori deterministici o casuali, un po’ come al tavolo del casinò.
E proprio come al tavolo del casinò, alla fine il banco vince sempre.

I gestori delle app, infatti, conoscono bene le dinamiche psicologiche che si innescano nei loro utenti, e le sfruttano per raggiungere il loro scopo primario: mantenere le persone sulla piattaforma e indurle ad acquistare servizi a pagamento.

Alcuni esempi:

  • Il numero di swipe giornalieri è solitamente limitato, ma questa limitazione può essere rimossa pagando un servizio premium.
  • Non è possibile vedere chi ha messo like al nostro profilo finché non scatta il match. Ma pagando un servizio premium possiamo vedere i profili di chi ci ha messo like e decidere immediatamente se far scattare il match o meno.
  • Non è possibile mandare un messaggio a una persona con cui non sia scattato il match. Anche questa limitazione può essere aggirata, però. Come, vi chiedete? Pagando un servizio premium, ovviamente!


Altre funzionalità premium includono “booster” che fanno comparire più volte il nostro profilo sugli schermi di potenziali partner, “like prioritari” che vengono mostrati direttamente alla persona che ci piace senza passare dal sistema di matching, e così via.

I gestori delle app non si fanno nessuno scrupolo a fare leva sulle nostre insicurezze per spingerci ad acquistare questi servizi. Del resto, un utente che trova subito quello che cerca non avrà mai bisogno di servizi aggiuntivi. Per questo, lo scopo non dichiarato di queste app è quello di rendere la nostra esperienza ingaggiante, ma anche un po’ frustrante, facendoci swipare a vuoto tra centinaia di profili per poi lanciarci messaggi che suonano più o meno così:

“Vuoi scoprire a chi piaci? Pagami e te lo dirò!”

Naturalmente, meccanismi come questi possono avere effetti devastanti sulla salute mentale degli utenti. Ma c’è ancora un altro fattore da considerare per avere il quadro completo del funzionamento, e dei problemi, delle dating app.

Uomini e donne sulle dating app

Tra gli utenti eterosessuali è stato riscontrato che uomini e donne hanno esperienze di online dating solitamente molto diverse tra loro. Le donne sembrano ottenere match molto più facilmente, mentre gli uomini spesso sono costretti a “swipare” per giorni prima di conquistarne uno.

Il primo possibile fattore di questa discrepanza è numerico. Tra gli utenti di queste app infatti i maschi sono mediamente due volte e mezza più numerosi delle femmine.
Il secondo possibile fattore è comportamentale. Studi effettuati su un campione di uomini e donne hanno mostrato che gli uomini approvano con uno swipe right il 53% dei profili che vengono loro sottoposti; le donne solo il 5%.

Donna che usa app di dating

Complessivamente, è stato stimato che un uomo su un’app di dating ha l’1,8% di possibilità di vedere ricambiato un proprio swipe right, una donna il 36%. Queste differenze possono portare a una maggiore frustrazione nell’uso di queste app da parte degli utenti uomini, che spesso ricorrono ai già citati servizi Premium in cerca dell’agognato match. Non è un caso che questi servizi abbiano spesso prezzi diversi per le diverse categorie di utenti (a essere penalizzati sono solitamente quelli considerati “meno desiderabili” in base al genere, all’aspetto e all’età).

D’altronde, anche per le donne l’esperienza sulle dating app non è affatto priva di problemi. Nello specifico, sono numerose le segnalazioni di molestie, violenze verbali, ricezione di contenuti sessualmente espliciti non richiesti. Esiste inoltre un serio problema di privacy e sicurezza, dal momento che eventuali malintenzionati possono utilizzare le info contenute nell’app di dating per risalire ad altri profili social di una persona.

Dating app: consigli per un uso consapevole

In questo articolo abbiamo visto che le app di dating presentano una serie di problematiche irrisolte che ne rendono sconsigliabile l’uso. Sono molti i fattori che possono rendere la vostra esperienza su queste piattaforme tutt’altro che positiva. Ma se proprio non riuscite a resistere alla tentazione di cercare partner su un’app, ecco qualche consiglio per un uso più consapevole:

  • È importante limitare il tempo d’uso giornaliero: un numero eccessivo di swipe al giorno può trasformare uno svago innocente in una pericolosa abitudine.
  • Il numero di match ottenuti è in gran parte legato alle dinamiche dell’app e non va considerato come una conferma, o smentita, della nostra desiderabilità. Un basso numero di match non deve portarci a crisi di autostima (così come un alto numero di match non deve portarci al delirio di onnipotenza).
  • Se ci sentiamo più stressati, ansiosi o depressi nell’usare l’app, meglio prendersi un break o disinstallarla del tutto.
  • Prestiamo attenzione a ciò che condividiamo: il nostro profilo è pubblico e può essere visto da chiunque. Massima cautela anche nel condividere informazioni personali con i nostri match, e occhio ai fake e ai bot!

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AUTORE DEL POST

Fabio Croci

Classe 1993, laureato in Comunicazione, ICT e Media, lavora nel digital marketing e si occupa di formazione ed educazione all'uso consapevole del web e dei social media.