Dipendenza da smartphone: cos’è e come agisce su di noi?

È mezzanotte passata quando un bagliore illumina la stanza. Due rapide vibrazioni in seguito scandiscono l’inconfondibile suono di una notifica sul tuo cellulare. Gli occhi ti si aprono di scatto, proprio mentre stavi iniziando a prendere sonno. Provi a richiuderli e a girarti dall’altra parte per dormire, ma è inutile: devi sapere cosa si nasconde dietro quella notifica. Così, dopo pochi secondi, ti ritrovi chinato verso il comodino con lo smartphone in mano, e ora quel bagliore illumina i tuoi occhi, bramosi di sapere chi ti stesse cercando.

Ti ritrovi in questa scena? Se sì, potresti soffrire di una forma di dipendenza da smartphone, un disturbo che secondo alcuni studi affligge più della metà dei possessori di cellulari.

Ma partiamo dall’inizio.

Uomo e smartphone: un rapporto complesso

Lo smartphone è senza ombra di dubbio una delle più grandi innovazioni di questo secolo. Grazie ad esso abbiamo l’accesso a una mole incredibile di informazioni, ovunque ci troviamo, a qualsiasi ora del giorno.

Mi servono le indicazioni per Piazza Castello? Le trovo sul mio smartphone.
Voglio scoprire la definizione della parola eritropoiesi? Smartphone.
Le foto del nuovo cane del mio collega su Instagram? Sempre sullo smartphone.

Un mezzo così potente, efficiente e compatto ha il potere di semplificare parecchio la nostra vita, aiutandoci a trovare rapidamente tutto ciò che cerchiamo. Ma c’è un rovescio della medaglia: le mille funzionalità del nostro smartphone tendono a farci sviluppare un rapporto ossessivo con questo oggetto, a farci sentire smarriti quando non lo abbiamo nelle vicinanze.

Dipendenza da smartphone e nomophobia: di che si tratta?

Allo stato attuale la dipendenza da smartphone non è ancora stata classificata come un disturbo psichico vero e proprio, nonostante diversi ricercatori abbiano svolto approfonditi studi sull’argomento. In ogni caso, sono stati identificati diversi tratti comportamentali tipici di un uso problematico dello smartphone (talvolta definito con il neologismo nomophobia, da no-mobile-phone-phobia, “no-cellulare-fobia”). Ecco alcuni esempi:

  • necessità di portare lo smartphone con sé ovunque si vada;
  • difficoltà a lavorare, concentrarsi, relazionarsi con gli altri a causa dell’uso continuativo dello smartphone;
  • uso dello smartphone per sopperire a sensazioni di ansia e tristezza;
  • difficoltà nel ridurre il tempo che si passa davanti allo schermo;
  • forte senso di disagio quando si è costretti a stare troppo tempo lontani dallo smartphone (irritabilità, ansia, tensione, depressione).

Uno studio americano condotto su alcuni studenti ha mostrato che la separazione dallo smartphone induceva nei soggetti un aumento della pressione sanguigna e del ritmo cardiaco, oltre a un forte senso di irritabilità e a un declino delle facoltà cognitive.

Persona che usa smartphone

Dipendenza da smartphone: come funziona?

Abbiamo già parlato del ruolo della dopamina nell’uso compulsivo dei social network: le stesse dinamiche valgono anche per lo smartphone. La vibrazione (o la suoneria) del dispositivo ci segnala una possibile opportunità sociale, sessuale, lavorativa, che ci induce a controllare lo smartphone: quando lo facciamo il nostro cervello rilascia una piccola scarica di dopamina (detta anche “ormone della ricompensa”) dandoci un breve e intenso senso di benessere.

Più usiamo lo smartphone, più siamo indotti a cercare continuamente quella sensazione di piacere, arrivando a sacrificare ore di sonno, lavoro, famiglia, relazioni. Basti pensare al dilagante fenomeno dell’uso dello smartphone in auto: si stima che nel 2018 negli Stati Uniti oltre 400mila persone siano state ferite da incidenti dovuti a distrazioni del guidatore. Una delle cause principali di queste distrazioni è proprio lo smartphone: pur di controllarlo non esitiamo ad adottare comportamenti estremamente rischiosi per noi e per gli altri.

Dipendenza da smartphone durante il lockdown

Durante il lockdown dovuto all’emergenza COVID-19 per molti lo smartphone è diventato l’unico mezzo di comunicazione con il mondo esterno. Di conseguenza, l’uso dei dispositivi mobili è aumentato esponenzialmente durante i mesi che abbiamo trascorso in isolamento. Questo fatto non va interpretato necessariamente in maniera negativa: tutti noi abbiamo avuto modo di restare in contatto con amici, parenti e altri congiunti proprio grazie ai nostri telefonini, i quali sono diventati teatro di lunghe webcall che hanno aiutato molti a superare le lunghe ore di solitudine

Ancora una volta, a un’analisi più approfondita si rivela la duplice natura degli smartphone, dei web e dei social media: capaci di semplificare la vita, abbattere i confini, creare aggregazione sociale e molto altro, se usati in modo corretto e consapevole; portatori di ansia, depressione e sensi di inadeguatezza se utilizzati in maniera smodata e/o poco consapevole.

La differenza, dunque, la fanno educazione, consapevolezza e un certo grado di auto-disciplina. Ma come possiamo agire concretamente per “spezzare” i circoli viziosi che ci inducono a controllare compulsivamente quel dispositivo rettangolare luminoso che fa bella mostra di sé sui nostri comodini? Scopriamolo insieme.

Dipendenza da smartphone: come affrontarla?

Il primo passo, senza dubbio, è saper riconoscere (in noi o in chi ci sta vicino) i segni della dipendenza da smartphone. Se ci rendiamo conto di sentirci più nervosi quando non controlliamo le notifiche da un po’ di tempo, di tenere lo smartphone sempre vicino a noi, di passare troppe ore al giorno davanti allo schermo, potrebbe essere il momento di adottare delle contromisure.

A volte la dipendenza da smartphone può nascondere problemi più gravi, come disturbi d’ansia o depressione. In questi casi è opportuno rivolgersi a uno specialista qualificato.

4 rimedi per contrastare la dipendenza da smartphone:

  • tenere d’occhio il tempo d’uso: esistono numerose funzionalità e app che ci permettono di tenere traccia delle ore passate davanti allo schermo. È possibile anche impostare notifiche e/o blocchi quando si eccede un determinato numero di ore (utile specialmente nel caso di dispositivi utilizzati dai più giovani).
  • stabilire delle “no-smartphone-zones”: creare delle vere e proprie zone della casa dove il telefono “non può entrare” può dare un aiuto significativo nel limitarne l’uso. Possiamo stabilire, ad esempio, di lasciare lo smartphone in camera quando ci spostiamo in cucina o in sala per mangiare, e così via. Vietato tenere il telefono sul tavolo durante le occasioni conviviali!
  • tenere lontano il telefono quando siamo alla guida: in auto è opportuno mantenere lo smartphone fisicamente distante da noi, possibilmente chiudendolo nel vano portaoggetti o lasciandolo sui sedili posteriori. In questo modo limiteremo al massimo eventuali distrazioni, tenendoci al riparo da multe e da rischi per la nostra vita e quella altrui.
  • disattivare le notifiche: un accorgimento all’apparenza banale, ma che può davvero fare la differenza. Silenziare le notifiche delle app non indispensabili è un modo semplice ed efficace per frenare il circolo vizioso che ci spinge a controllare il telefono in continuazione. Senza i continui suoni, bagliori, vibrazioni dello smartphone avremo modo di dare al nostro cervello un po’ di meritato riposo e di concentrarci su ciò che vogliamo fare davvero.

Articolo pubblicato originariamente sul blog di Social Warning: www.socialwarning.it/blog

Comments are closed

AUTORE DEL POST

Fabio Croci

Classe 1993, laureato in Comunicazione, ICT e Media, lavora nel digital marketing e si occupa di formazione ed educazione all'uso consapevole del web e dei social media.