Educazione digitale: cos’è e perché va insegnata?

“Faresti insegnare matematica a tuo figlio a una persona che non distingue un numeratore da un denominatore? O l’italiano da un docente che non conosca l’analisi logica? Probabilmente no. E allora perché continuiamo ad affidare l’educazione digitale a persone che non conoscono il web e i social?

Educazione digitale: una nozione che, fino a qualche anno fa, raramente vedeva le luci della ribalta, rimanendo principalmente confinata nel vocabolario di alcuni docenti innovatori e altri “attivisti digitali”. Una nozione che oggi è più che mai sotto i riflettori, a causa di una serie di cambiamenti che stanno investendo il nostro modo di vivere: uno su tutti, la pandemia.

Già, la pandemia: non solo essa ci ha costretti a utilizzare più che mai i mezzi digitali per lavorare, studiare, tenerci in contatto, ma ci ha anche fatti interrogare maggiormente sulla necessità del loro buon uso. Molti genitori si sono ritrovati costretti a casa, lontani dai loro uffici, e hanno visto come mai prima d’ora quanto possa essere stretto il rapporto dei loro figli con il digitale.


Lo stesso è valso per molti docenti, che ci sono ritrovati a confrontarsi con il mondo digitale per garantire la continuità scolastica. Nel farlo, hanno avuto modo di “toccare con mano” rischi e opportunità di quei mezzi digitali che i loro alunni sembravano usare con così tanta dimestichezza.

Ecco allora che è tornata di grande attualità quell’educazione digitale di cui già da tanti anni parliamo.

Ma cosa si intende per educazione digitale?

Non solo insegnare a usare i mezzi digitali, ma a vivere il digitale in modo consapevole, conoscendo rischi e opportunità insite nel web, nei social media, negli smartphone (e altri dispositivi) che utilizziamo ogni giorno.

Quali sono i requisiti per fare una buona educazione digitale?

Senza dubbio è necessario imparare a conoscere i meccanismi del web e dei social. Intendiamoci, non serve diventare un influencer con milioni di follower o il nuovo Social Media Manager di un brand famoso: è però necessario confrontarsi con le piattaforme che ragazze e ragazzi (ma non solo) utilizzano.
Ogni piattaforma ha infatti caratteristiche specifiche, dinamiche specifiche, a volte persino uno slang specifico. Conoscere, seppur superficialmente, i “microcosmi” che popolano l’universo web e social ci sarà di grande aiuto per insegnare a viverci in modo consapevole.

Come si vive il mondo digitale in modo consapevole?

Non esiste una risposta unica a questa domanda, ma senza dubbio ci sono alcuni princìpi che possono aiutarci a diffondere una vera consapevolezza digitale. Ad esempio, nelle mie formazioni ci tengo a ricordare che ciò che viene condiviso sul web sfugge inevitabilmente al nostro controllo. Ogni chat, video, foto che postiamo può potenzialmente rimanere online per sempre e venire riutilizzata, ricondivisa, modificata. Questo ci suggerisce una maggiore attenzione nelle nostre attività di condivisione. Attività “virtuali” che possono avere conseguenze sulla vita reale, sia di chi vede i contenuti sia di chi li posta. (Pensiamo al cyberbullismo, che può provocare danni morali a chi lo subisce ma anche conseguenze legali per i cyberbulli…)

In sintesi, il web è un mondo ricco di opportunità, che ci permette di connetterci, creare community, lottare per buone cause, e molto altro. Ma senza una vera educazione digitale che coinvolga ragazze e ragazzi, docenti, genitori, politici (!) rimarrà solo un mondo largamente sconosciuto. Un capro espiatorio contro cui molti sono pronti a puntare il dito, senza neppure conoscerne il funzionamento.

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AUTORE DEL POST

Fabio Croci

Classe 1993, laureato in Comunicazione, ICT e Media, lavora nel digital marketing e si occupa di formazione ed educazione all'uso consapevole del web e dei social media.