Cosa pensa chi legge i tuoi post? Il modello encoding-decoding e la comunicazione online

Ogni volta che scriviamo un post, condividiamo un contenuto, produciamo una forma di comunicazione, abbiamo in mente un pubblico ipotetico a cui ci rivolgiamo. Consciamente o inconsciamente, tendiamo a plasmare la nostra comunicazione in base alle caratteristiche che il nostro pubblico ha nella nostra mente. In base a queste sceglieremo di usare una certa lingua, un certo registro (basso/medio/alto), un determinato tone of voice (confidenziale/accademico/professionale), e così via.

Nella comunicazione scritta tradizionale, il concetto di “pubblico ipotetico” può essere di grande aiuto. Ad esempio, l’autore di testi universitari si esprimerà in modo diverso dal giallista. Quest’ultimo a sua volta comunicherà in modo differente rispetto allo scrittore di articoli per giornali di gossip.Ciascuno di loro ha in mente un pubblico ipotetico diverso. Questo concetto è anche molto utilizzato nel marketing, dove prende il nome di “target audience” e aiuta a indirizzare la comunicazione dei brand.

Pubblico che visualizza presentazione
Il “pubblico ipotetico” può essere una risorsa, ma anche una trappola!

E sui social? Beh, sui social la cosa si fa un pochino più difficile.

La platea dei social è per definizione ampia ed eterogenea. Già all’interno di una semplice “cerchia di amici” è possibile trovare persone di ogni età, provenienza, religione, opinione politica, e così via. In più, la possibilità di ricondividere i post, modificarli, rielaborarli, estrapolarli dal contesto rende pressoché impossibile avere un’idea di chi leggerà ciò che condividiamo.

Per capire meglio come questo problema incida sulla nostra comunicazione online possiamo servirci di un utile mezzo teorico: il modello encoding-decoding.

Encoding e decoding nella comunicazione online

Il modello encoding-decoding, proposto nel 1973 dal sociologo Stuart Hall, è una teoria che punta a spiegare il ruolo attivo che il pubblico ha nella comunicazione, online e offline. Secondo la teoria di Hall il messaggio di una comunicazione non è univoco, bensì variabile. Tale messaggio è frutto di una “negoziazione” che avviene tra emittente (chi produce la comunicazione) e ricevente (chi riceve la comunicazione). In particolare, avviene un processo di “codifica” (encoding) da parte dell’emittente nel momento in cui produce la comunicazione, e di “decodifica” (decoding) da parte della ricevente nel momento in cui la riceve.

Illustrazione di persona che parla con megafono da schermo di pc con persone che la ascoltano

Questo modello ci insegna sostanzialmente che il messaggio di una comunicazione non è determinato univocamente da chi la produce. La stessa comunicazione inviata a dieci persone diverse produrrà inevitabilmente dieci significati diversi. Sulla produzione di questi diversi significati incidono una molteplicità di fattori, come le già citate visioni politiche e religiose, l’età, il grado di istruzione, ma anche componenti più ineffabili come il grado di relazione con chi produce la comunicazione.

Qualche esempio: un post di denuncia sulla strage di Srebrenica verrà accolto con sostegno dai più, ma le persone di nazionalità serba potrebbero vederlo come una provocazione. Una foto in costume con una birra in mano potrà essere apprezzata dagli amici, ma malvista da parenti e colleghi di lavoro.

Quindi, alla luce di quanto detto finora, come tutelarci da queste “trappole social”?

Muoversi nella “giungla social”: consigli pratici

Il consiglio principe è sempre quello di utilizzare il buon senso prima di condividere un contenuto sui social. È più che lecito esprimere le proprie opinioni con fermezza, ma è meglio usare moderazione nei toni. Teniamo presente che molte persone diverse potrebbero imbattersi nel nostro contenuto. Se qualcuno si mostra offeso da qualcosa che abbiamo condiviso, valutiamo attentamente se valga la pena iniziare una discussione o semplicemente cancellare il contenuto incriminato.

Tramite le impostazioni sulla privacy dei vari social possiamo inoltre limitare le persone che potranno vedere i nostri contenuti. Inoltre, è opportuno controllare i vecchi post e verificare periodicamente se possa essere necessario cancellarne qualcuno.

Questi accorgimenti non ci metteranno pienamente al sicuro dai rischi dei social, ma sicuramente ci aiuteranno ad avere un’esperienza online più positiva. Il buon senso rimane sempre la prima regola non scritta da seguire, on-line e non solo.

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AUTORE DEL POST

Fabio Croci

Classe 1993, laureato in Comunicazione, ICT e Media, lavora nel digital marketing e si occupa di formazione ed educazione all'uso consapevole del web e dei social media.